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Logo del sito: disegno in bianco e nero che raffigura Giuseppe Berto di profilo con una macchina da scrivere di fronte

Berto digitale

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Berto digitale ospita i progetti di Umanistica digitale relativi ai documenti del fondo Berto conservati presso l'Archivio Scrittori Veneti 'Cesare De Michelis' afferente al Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari dell'Università degli Studi di Padova.

L’Archivio è stato fondato sul finire degli anni Novanta del Novecento da Cesare De Michelis, professore di Letteratura italiana moderna e contemporanea presso l’Ateneo patavino, per accogliere le carte di scrittrici e scrittori legati per nascita o elezione al territorio veneto. Il materiale conservato, di diversa tipologia e supporto, consente di aprire uno scorcio sui processi di creazione letteraria e offre nuovi spunti di analisi critica.

Gli inventari e gli elenchi di consistenza dei fondi si possono trovare, insieme a ulteriori informazioni in merito alle attività dell’Archivio, nel sito web Archivio Scrittori Veneti e su Arianna.

Il fondo Giuseppe Berto è costituito da documenti provenienti dall’archivio privato che lo scrittore ha curato nel corso della sua vita. Tra le carte sono presenti autografi, pubblicazioni e corrispondenza che riguardano la produzione letteraria, cinematografica, teatrale e giornalistica dell’autore.

Giuseppe Berto

Giuseppe Berto, nato a Mogliano Veneto il 27 dicembre 1914, è stato scrittore, sceneggiatore, drammaturgo e pubblicista.

Berto trascorre gli anni della prima età adulta in combattimento, tra le file dell’esercito durante la guerra coloniale in Etiopia e tra quelle della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale durante la Seconda guerra mondiale. Catturato dagli Alleati in Tunisia nel 1943, viene trasferito nel campo di Hereford, in Texas (Stati Uniti), dove si dedica alla scrittura di racconti e romanzi, tra cui Il cielo è rosso, pubblicato da Longanesi nel dicembre del 1946.

All’opera prima fanno seguito i romanzi Le opere di Dio (1948), Il brigante (1951), Guerra in camicia nera (1955) e numerosi racconti, alcuni dei quali compaiono nella raccolta Un po’ di successo (1963). In parallelo, Berto scrive per il cinema e per diversi giornali, tra cui «Il Gazzettino», «Il Tempo» e «Il Giornale d’Italia».

Verso la metà degli anni Cinquanta, lo scrittore inizia ad accusare sintomi di «nevrosi», disturbo descritto nell’opera maggiore, Il male oscuro (1964), che vince i premi Viareggio e Campiello.

Negli anni seguenti, Berto pubblica i romanzi La Fantarca (1965), La cosa buffa (1966), Oh, Serafina! Fiaba di ecologia, di manicomio e d'amore (1973), il saggio Modesta proposta per prevenire (1971) e i drammi L'uomo e la sua morte. Dramma in due parti (1964), Anonimo veneziano. Testo drammatico in due atti (1971), La Passione secondo noi stessi. Un atto preceduto da un prologo (1972), nonché una nuova raccolta di racconti, È forse amore (1975).

Il suo ultimo romanzo, La gloria, esce nel settembre del 1978, poche settimane prima della morte, avvenuta il 1º novembre.

Per ulteriori informazioni sull’autore si rimanda al sito Giuseppe Berto, curato dall’Associazione Culturale Giuseppe Berto.

Bibliografia minima

  • Artico Everardo e Lepri Laura (a cura di), Giuseppe Berto. La sua opera, il suo tempo, Venezia, Marsilio, Firenze, Olschki, 1989.
  • Bartolomeo Beatrice e Chemotti Saveria (a cura di), Giuseppe Berto vent’anni dopo, Pisa-Roma, Istituti Poligrafici e Internazionali, 2000.
  • Berto Giuseppe, L’inconsapevole approccio, in Le Opere di Dio, Milano, Nuova Accademia, 1965.
  • Biagi Dario, Vita scandalosa di Giuseppe Berto, Torino, Bollati Boringhieri, 1999.
  • De Michelis Cesare, Umanità di Berto, «Studi Novecenteschi», XXXVI, 77, gennaio-giugno 2009, pp. 99-117.
  • Vettori Alessandro, Giuseppe Berto: la passione della scrittura, Venezia, Marsilio, 2013.

Il sito è stato aggiornato per l'ultima volta il 25/05/2025.